Copertina Ho un pinguino nella scarpa

HO UN PINGUINO NELLA SCARPA
[INDIJAZZTI RECORDS - 2014]


“Ho un pinguino nella scarpa” è il titolo ironico e dissacrante del primo lavoro discografico di Saya, quintetto jazzistico padovano costituito da giovani musicisti che hanno già all’attivo importanti collaborazioni ed esperienze in ambito jazz e non solo. Un progetto ardito il loro, che strizza l’occhio alla canzone italiana d’autore degli anni ’30 e ‘60 tra filologia e sarcastico sperimentalismo. Dal Quartetto Cetra al Trio Lescano, da Domenico Modugno a Lelio Luttazzi, da Luigi Tenco a Giorgio Gaber, Saya attraversa alcuni tra i maggiori compositori, cantanti e performer musicali del Novecento vestendosi di sonorità nuove e arrangiamenti originali in salsa jazz e latin.
Il cd è composto da undici brani che ripercorrono le tappe fondamentali della storia della canzone ‘made in Italy’, in un viaggio che riscopre le radici della nostra tradizione musicale attraverso occhi nuovi e un nuovo ascolto.
La formazione composta da Sara Fattoretto alla voce, Yuri Argentino al sax, Andrea Vedovato alla chitarra, Riccardo Di Vinci al contrabbasso e Stefano Cosi alla batteria, presenterà l’album d’esordio, uscito per la nuova etichetta indipendente Indijazzti Records, durante i prossimi eventi del tour.


TRACKLIST
1. Parlami d'amore Mariù
2. La voglia, la pazzia
3. Torpedo blu
4. Baciami piccina
5. Il tempo dei limoni
6. Ho un sassolino nella scarpa
7. Vecchio frack
8. Notte di luna calante
9. Il pinguino innamorato
10. Sono tanto pigro
11. Amore baciami






Iyezine.com by Massimo Argo

Ci sono dischi che fanno sentire più leggeri, che innescano il motore della felicità, facendoci vedere la vita con altri occhi. Questo disco è uno di quelli.
Ascoltando queste canzoni si potrà vivere l’atmosfera della canzone italiana, quella della tradizione più profondamente italica soprattutto per quanto riguarda la melodia, godendo di una musica davvero straordinaria.
I Saya 5et sono un quintetto formato da giovani musicisti che hanno già fatto molta esperienza nel jazz e non solo, e che si sono buttati in questa avventura di riarrangiare pezzi storici del Quartetto Cetra, del Trio Lescano , di Domenico Modugno, Lelio Luttazzi (straordinario autore troppo spesso dimenticato), Giorgio Gaber ed altri.
Questi ragazzi hanno compiuto un’opera eccezionale, dando una linfa nuova e bellissima a pezzi già fantastici di par loro. In Italia abbiamo una tradizione canora unica, con un repertorio che va dagli anni trenta agli anni sessanta, ovvero una musica che fatta in qualsiasi genere va bene. Ma i Saya 5et trovano la lettura giusta, usando il jazz come chiave interpretativa di fortissima efficacia.
Ho Un Pinguino Nella Scarpa è una dolce magia, ci fa camminare ad un metro da terra, e ci rende drogati dalla voce di Sara Fattoretto, cantante eccezionale al servizio di un gruppo di eccezione. Faccio davvero fatica a ricordarmi un album che mi abbia entusiasmato così tanto, forse il sottovalutatissimo “Mondo Cane” del maestro Mike Patton, anch’esso incentrato sulla musica genuinamente italiana. E io per musica italiana intendo quella dai ‘30 ai ‘50 ed il prog. Il resto è di molti livelli sotto.

Link: http://www.iyezine.com/saya-5et-pinguino-scarpa/
Voto 8/10
Massimo Argo




Ritratti di Jazz by Manuela Angelini

“Ho un pinguino nella scarpa”, uscito da poche settimane per la neonata etichetta indipendente Indijazzti Records, è il titolo ironico e dissacrante del primo disco di questo quintetto padovano costituito da giovani musicisti che hanno già all’attivo importanti collaborazioni ed esperienze in ambito jazz e non solo.
Si tratta di un progetto coraggioso, che rende omaggio alla musica italiana degli anni '30-'60 in modo assolutamente originale, frizzante ed entusiasmante.
Brani del Trio Lescano, del Quartetto Cetra, di Lelio Luttazzi, Domenico Modugno, Luigi Tenco e Giorgio Gaber vengono reinventati, sotto il comune denominatore del jazz, con arrangiamenti equilibrati e senza fronzoli, al posto dei quali troviamo spunti improvvisativi di tutto interesse, a tratti sarcasticamente sperimentali e provocatori (Torpedo Blu, dove tra l'altro, George Clooney prende il posto di Jean Harlow), a tratti invece sognanti e scanzonati (Vecchio Frack, Pinguino Innamorato) ma senza mai debordare.
L'impasto timbrico/melodico è morbido e gustoso per un risultato che si ascolta volentieri e che non lascia scampo al piede tamburellante e alla voglia di cantare tutto il giorno quelle canzoni.
Un progetto che compie una magia: quella di far rivivere, nuovi e vividi, momenti di un passato musicalmente straordinario e glorioso, con rispetto della tradizione da un lato e ironia dall'altro e di restituire, nuovi e lucenti, dei piccoli gioielli alle generazioni che non hanno vissuto quelle epoche. Il tutto denota grande creatività unita a un serio studio della tradizione musicale italiana, che da parte di giovani musicisti non è poi così usuale.
Tutti bravissimi i componenti del gruppo; naturalmente una menzione particolare va alla splendida voce di Sara Fattoretto, pastosa e un po' nasale-che-ci-piace, capace di interpretare grandi brani evergreen in modo personale e senza cadere in tentazioni imitative.
Questo è un disco che parla d'amore, che innesca la voglia e la pazzia di prendere una torpedo blu e dire “baciami piccina che è il tempo dei limoni” e immaginare lei rispondere “ma ho un sassolino nella scarpa e poi quel vecchio frack, in una notte di luna calante ti fa sembrare un pinguino innamorato” e lui che fa “sono tanto pigro amore, baciami!”
Perfetto.

Link: http://ritrattidijazz.blogspot.it/2014/05/saya-ho-un-pinguino-nella-scarpa.html
Manuela Angelini



Blogfoolk by Salvatore Esposito

Pubblicato dall’etichetta indipendente Indijazzti Records, “Ho Un Pinguino Nella Scarpa” è l’album di esordio dei Saya, quintetto jazz composto da Sara Fattoretto (voce), Yuri Argentino (sax), Andrea Vedovato (chitarra, e banjo), Riccardo Di Vinci (contrabbasso), e Stefano Cosi (batteria), cinque giovani musicisti padovani dalla solida formazione, con alle spalle importanti collaborazioni ed esperienze in ambito jazz e non solo. Il disco raccoglie undici brani che, spaziando dagli anni Trenta agli anni Sessanta, compongono un entusiasmante viaggio nel tempo attraverso la storia della canzone italiana. Brani tratti dal repertorio del Trio Lescano, del Quartetto Cetra, di Lelio Luttazzi, Domenico Modugno, Luigi Tenco e Giorgio Gaber sono stati riarrangiati da Andrea Vedovato in una originale chiave jazz su cui si innesta la voce di Sara Fattoretto, cantante in grado di offrire interpretazioni personalissime, senza mai cadere nella trappola dell’imitazione. L’ascolto evidenzia chiaramente come non ci troviamo di fronte ad una semplice omaggio ad un epoca lontana, ma piuttosto al riuscito tentativo di trovare nel passato una fonte importante di ispirazione. Dal punto di vista prettamente strumentale il quintetto si muove con grande agilità in ogni brano lasciando ampio spazio all’improvvisazione e mirando a valorizzare a pieno l’interplay tra i vari strumentisti. In questo senso piace la scelta di un impasto timbrico e melodico molto morbido e dall’ascolto leggero, così come particolarmente gradevoli sono tanto i brani più raffinati e romantici come “Vecchio Frack”, e “Pinguino Innamorato”, quanto quelli più dissacranti e sarcastici come nel caso di “Torpedo Blu” dove George Clooney prende il posto di Jean Harlow. A spiccare in modo particolare sono però brani come “La Voglia, La Pazzia” interpretata magistralmente dalla Fattoretto, la splendida “Baciami Piccina”, e quel gioiello che è la rilettura di “Ho Un Sassolino Nella Scarpa” in cui emerge tutto il talento di questo quintetto nel reinventare e nel riscrivere le linee melodiche. Nel complesso il disco suona gradevolissimo, e il suo ascolto leggero immerge l’ascoltatore in un atmosfera senza tempo in cui ritroviamo il passato della canzone italiana, ma anche il futuro della nostra scena jazz, che dimostra curiosità ed amore per questi gioielli spesso dimenticati, ma che ancora oggi possono tornare a risplendere di luce nuova. La creatività e una solida conoscenza della nostra tradizione musicale sono così gli ingredienti principali di questo disco, il cui ascolto certamente riserverà grandi sorprese, regalando tanto momenti di puro divertimento, quanto un pizzico di magia.

Link: http://www.blogfoolk.com/2014/07/saya-ho-un-pinguino-nella-scarpa.html?m=1
Salvatore Esposito



Il Manifesto 23 Agosto 2014 by G. Festinese

Quattro donne, quattro modi espressivi in un certo qual senso complementari.
Il mondo di Sara Fattoretto, voce solista dei Saya, è tutto orientato secondo una bussola cronologica che, più o meno, pencola tra anni Trenta e anni Sessanta: dal Trio Lescano al Quartetto Cetra, arrivando a Luigi Tenco e Giorgio Gaber. Il tutto in Ho un pinguino nella scarpa (Indijazzti Records) con corde, sax e batteria a sottolineare il tutto. […]


G. Festinese



Il Gazzettino 16 Ottobre 2014 by Michelangelo Cecchetto

Il quintetto tra i 29 prescelti nella sezione interpreti. Nato due anni fa, ad aprile pubblicato il primo disco.

La band Saya in corsa per il premio Tenco.

In trepida attesa fino a domenica prossima, ma per il quintetto padovano Saya essere tra i 29 gruppi selezionati per la Targa Tenco 2014 è un già successo. È stato scelto nella sezione “Interpreti di canzoni non proprie”. Domenica si decideranno i finalisti. “Il nostro nome accanto a Mina, Mannoia, Arbore e molti altri ci inorgoglisce - commenta il sassofonista Yuri Argentino, di origini siciliane ma da tempo a Padova –non ce lo aspettavamo assolutamente, non abbiamo mai fatto concorsi”. Infatti la candidatura avviene attraverso la valutazione di una giuria di esperti, sulla base dei lavori discografici italiani pubblicati dal primo agosto 2013 al 31 agosto 2014. Ad aprile 2014 per l’etichetta padovani Indijazzti records ecco il primo disco del gruppo intitolato “Ho un pinguino della scarpa”. Cinque le categorie del premio: album inedito, album dialettale, interprete di canzoni non proprie, opera prima e canzoni singola.
La formazione nasce prima come trio. Con Yuri anche Sara Fattoretto alla voce ed Andrea Vedovato alla chitarra (curatore degli arrangiamenti del disco). Il nome è un gioco tra le iniziali dei nomi dei componenti. Per dare maggiore intensità alla musica c'è anche la base ritmica. A comporla sono Riccardo di Vinci al contrabbasso e Stefano Cosi alla batteria. Nasce così meno di due anni fa il quintetto la cui età media non supera i trent'anni. Dal trio Lescano al Quartetto Cetra, da Lelio Luttazzi a Domenico Modugno, da Luigi Tenco a Giorgio Gaber, un omaggio alla musica italiana dagli anni ‘30 ai ’60, quello del Saya 5et, però è un approccio jazz, con spazio anche ad improvvisazioni e dialoghi tra musicisti, che danno un interessante risultato sia di esecuzione sia di spettacolo, che diventa momento ironico, spensierato.
Un viaggio nell'Italia molto diversa da quella di oggi. “È stata una candidatura del tutto inaspettata - conferma anche Sara – ci ha chiamati un amico per complimentarsi e noi siamo caduti dalle nuvole”.
Il cd è composto da undici brani che ripercorre le tappe fondamentali della storia della canzone italiana, in un viaggio che riscopre le radici della nostra tradizione musicale attraverso occhi nuovi e un nuovo ascolto.
Prossimi concerti: il 20 ottobre all’Osteria ai Kankari di Marano di Mira, 7 novembre alle Cantine Bentivoglio a Bologna e il 12 novembre al Wishing Wells a Treviso.
Tutte le info su www.sayajazz.it


Michelangelo Cecchetto



Il Mattino 19 Ottobre 2014 by Riccardo Cecconi

Saya quintet, giovani Padovani in lizza per il Tenco.

C'è la Padova del jazz, quella che non manca mai di nuova linfa, nella rosa dei 29 selezionati per l'assegnazione della Targa Tenco, forse il più prestigioso riconoscimento musicale italiano dedicato alla canzone d'autore che verrà assegnato il prossimo 6 dicembre al Teatro Ariston di Sanremo. A rappresentare la Città del Santo sarà l'album "Ho un pinguino nella scarpa", disco registrato quest'anno per l'etichetta padovana Indjazzati Records, rivisitazioni in chiave jazz e swing di brani immortali di autori come Lelio Luttazzi, Luigi Tenco, Trio Lescano e molti altri, frutto della fantasia dei cinque componenti il Saya Quintet, giovanissimi ma già ben noti aggli appassionati, una compagine nata appena un anno dall'incontro di artisti che rappresentano futuro del jazz cittadino. Inconfondibile la voce di Sara Fattoretto, ventottenne originaria di Dolo, selezionata quest'anno fra le migliori voci jazz italiane durante il festival radiofonico "Dubidubidù"; distintivi, poi gli arrangiamenti di Andrea Vedovato, padovanissimo trentenne diplomato in chitarra jazz e co-fondatore della Indjazzati Records assieme a Yuri Argentino, trentunenne siciliano che al Saya Quintet presta il suo vulcanico sassofono, fra le tante formazioni che lo vedono impegnato (dai Bum Clack ai Groovy Monkeys di Herman Medrano). Il contrabbassista Riccardo Di Vinci, ventottenne padovano, è ormai considerato fra le giovani promesse italiane del jazz, e non mancano per lui le collaborazioni con grandi nomi del panorama nazionale e internazionale, mentre il più giovane del gruppo è il batterista ventitreenne Stefano Cosi, diplomato al Conservatorio Pollini e appassionato di black music e hip hop. Insomma, cinque giovani professionisti...più facile trovare un unicorno in un'Italia musicale in cui il ricambio generazionale è quasi un'utopia e in cui il mondo della discografia soccombe alla crisi. Eppure i cinque Saya sono la riprova che l'impegno e la fantasia premiano, che la costanza e il lavoro possono abbattere il muro della crisi e che l'energia può venire anche dalla riscoperta di brani che covano sotto la cenere musicale di ogni italiano: pezzi come "Amore Baciami" di Mina, "Vecchio frack" di Modugno o "Parlami d'amore Mariù" di Bixio e Neri. Devono essersene accorti con soddisfazione i duecento giurati del Club Tenco, che hanno ritenuto di inserire i Saya nella rosa dei candidati alla Targa per il miglior album interprete di canzoni edite, assieme a giganti come Renzo Arbore e la stessa Mina, consci che i Saya siano solo la punta dell'iceberg di un'Italia musicale fiacca solo in quanto a visibilità, ma come mai viva ed esplosiva, ricchissima di potenzialità; un diamante fra il carbone, di cui i Saya, ora, sono il luccichìo che attira il cercatore.


Riccardo Cecconi



4Arts 02 Dicembre 2014 by F. Ciccarelli

Saya, estro moderno di oggi…guardando a ieri.

Può sembrare quasi anacronistico che cinque giovani musicisti decidano di lanciarsi nella rievocazione di celeberrime canzoni italiane degli anni che furono, tanto più se visitate in sintassi jazzistica dai lemmi moderni e, talora, avanguardistici. Però, se teniamo presente che nei ritmi e nei pentagrammi di quei brani erano già Blue Notes ufficialmente taciute per motivi nazionalistici, l’avventura appare tutt’altro che ardita o saccente.
Quel clima armonico viene riletto secondo soluzioni equilibrate che offrono un nuovo dettaglio creativo alle tante interpretazioni coeve del Trio Lescano, del Quartetto Cetra, di Lelio Luttazzi, Domenico Modugno, Luigi Tenco e Giorgio Gaber.
In ogni caso, anche questo non basterebbe a dare una visione completa dell’aura in cui si muove l’evoluzione artistica della Band: ironia soprattutto, inventiva gradevole, originalità esecutiva, brio e attento controllo delle dinamiche e dell’arrangiamento, ricerca accurata delle ragioni compositive.
L’estro moderno della performance è ben visibile: in “Torpedo Blu” c’è sia swing che new sound metropolitano, ne “Il tempo dei limoni” vola un fraseggio coltraniano nel Bop dei tenui ¾ , in “Ho un sassolino nella scarpa” appare un duetto Banjo-Contrabbasso che evoca lo stile Pre-New Orleans, in “Vecchio Frack” si apre il mondo immaginifico della Classica contemporanea e quello, prospettico e multiforme, della psichedelia ECM vibrata dal solo di chitarra di Andrea Vedovato, perfettamente in argomento con l’andare notturno e sentimentale del testo.
In tale contesto, la voce suadente e carezzevole di Sara Fattoretto narra il flusso delle storie quasi fosse Fonetica dell’Eiar , con garbo squisito e rilassato in “Notte di luna calante”, quando il sax di Yuri Argentino interviene in lirismi alla Gerry Mulligan, poi arrendevole e fuggevole nel canto bahiano de “La voglia, la pazzia”, più sfumata e divertita che non quella, pur magistrale, di Ornella Vanoni con Toquinho e Vinicius De Moraes (1976), sembrando forse più contigua all’anima popolare di Jorge Amado, vero ispiratore della bellissima “canção” fra “Dona Flor” e “Gabriela, cravo e canela”.
L’abulia sorridente ed affettuosa di “Sono tanto pigro” del Maestro Lelio Luttazzi e lo sguardo onirico volto all’introspezione di “Amore baciami” disegnano un Finale sapido e arguto che inizia e si conclude nel sottile e serissimo gioco di Sostituzione del titolo: “Ho un pinguino nella scarpa”.
Come a dire: un “sassolino” (musicale) è prova del segno “innamorato” di un Quintetto che fa della propria fantasia un Excursus piacevolmente autunnale di “buone cose” d’antan , tanto vicine alla “leggerezza esistenziale” di Guido Gozzano quanto volutamente distinte dal Modo supponente di tanta inappetibile retorica del Revival oggi “celebrato” a suon di mani plaudenti ( e ignoranti e bassamente demagogiche) nei vari Talent Show o in orrori simili.
Bravi ed agili i Cinque, senza Grandi Maestri da voler imitare e con un Fare disinvolto, originale ed assolutamente gradevole.

Link: http://www.4arts.it/2014/12/02/saya-estro-moderno-di-oggi-guardando-ieri/
F. Ciccarelli



Fondazione Lelio Luttazzi 20 Gennaio 2015 by Rossana Luttazzi

Piacevolissimo, ottimi arrangiamenti, un CD godibilissimo.
Vi ringrazio di cuore per aver voluto inserire il brano di Lelio. Un bellissimo regalo per me e complimenti! Mi è piaciuto molto.
Grazie davvero.


Rossana Luttazzi
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